La vita di Adele

http://www.youtube.com/watch?v=VaY9exBvJfsadel
Ho visto questo film da sola al Lumiere dopo una fila di circa mezz’ora. L’ho visto e l’ ho trovato perfetto.
Quando si fa un film del genere la polemica è dietro l’angolo, come se non bastasse Léa Seydoux c’ha messo del suo e ha parlato dei metodi non proprio ortodossi del regista nel ricercare la giusta sintonia tra le due protagoniste lasciandole per ore nude sul set.
Vincitore della palma d’Oro a Cannes questo film tratta un argomento di per se alquanto controverso e azzardato – l’omosessualità, ma non credo sia questa questo il filo principale.
Adele, è un adolescente assetata di vita e sfacciatamente curiosa. Sfacciatamente è un termine che calza a pennello perchè in fin dei conti lo sono tutti gli adolescenti. E cosi anche lei, mangia e mastica a bocca aperta, si tira su continuamente i pantaloni e quando è ansiosa o imbarazzata si tormenta i capelli. Ha quello sguardo, Adele tipico dell’innocenza che se ne sta andando, lo sguardo distratto. Ha fame sì di vita, di conoscere e di assaporare le cose nuove ma quando le assaggia è come se mancasse qualcosa, la magia dell attesa finisce. “Mi sembra di far continuamente finta” confida tra le lacrime all’ amico del cuore dopo essersi concessa ad un ragazzo della sua età e si sente diversa, sbagliata. Poi c’è Emma. Emma è più grande e più orientata sia nella vita che nella sessualità. La sua è una seduzione mai volgare ma decisa nei confronti di Adele.
E poi c’è la parte che alcuni di voi conosceranno bene, minuti e attimi di intimità altrettanto sfacciata che si susseguono. Al cinema ho avuto la percezione che ci fossero più uomini imbarazzati delle donne. Ma non è l’aspetto sessuale che mi interessa. Quello c’è, e non l’ho trovato eccessivo nè fuori luogo. Questo film non è una storia di un amore e sesso tra due donne, è un film sulla ciclicità del sentimento umano. E’ universale. Come si fa a non vederne la duplicità che continuamente accompagna ogni essere umano e con la quale deve far conti fino alla fine dei giorni: il giorno e la notte, piacere/dolore, inizio e fine, vita/morte.
Abdellatif Kechiche ha vinto una scommessa ben più grande del riuscire a immortalare gli amplessi sessuali tra due donne, ci ha portato direttamente a immedesimarci e rivivere quello che tutti abbiamo vissuto: un’iniziale passione che annebia la vista e fa adorare l’altro malgrado i difetti, le differenze caratteriali, del modo di pensare dove l’attrazione fa da calamita. Per poi passare alla fase successiva, quella in cui gli animi si placano e subentrano le prime perplessità e i dubbi. E poi l’inevitabile sentirsi soli e spaesati che ti fa commettere cazzate. Si finisce così a logorare un rapporto inizialmente idilliaco e quando arriva la perdita dell’altro non resta che il dolore dell’assenza. Un dolore totale, assordante. Quello che ti fa vedere la vita attraverso una lastra di vetro e la potenza dei ricordi che non mollano la presa. Così anche Adele piange e le cola il naso e poi fa finta di stare bene, la vediamo sforzarsi di mantenere la lucidità a lavoro, con i colleghi. E quando finalmente ha un confronto con Emma, nonostante le ultime speranze e il suo definitivo rifiuto la vediamo sciogliersi dal dolore. E li vacilla anche lo spettatore perchè la sente sua quella sensazione, perchè nel frattempo è diventato anche nostro. Ma a conti fatti si tratta di una sofferenza necessaria per poter crescere, che probabilmente ti farà vedere le cose da una prospettiva diversa, una fase necessaria per entrare a fare parte del mondo di adulti, dove la realtà è ben diversa dalle fantasie.
E allora io non ho sentito la pesantezza delle tre ore di cui qualcuno mi accennava, ho letto un paio di commenti di critica e mi sono bastati per decidere di non leggerne più perchè l’impressione è quella che un tanti spettatori mancano di una certa sensibilità. Quello che ti lascia questo film è un vero regalo perchè è sincero e mai fuori luogo. E allora se il risultato finale è questo credo sia doveroso perdonare al regista i suoi metodi alternativi di lavorare sul set.

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Pubblicato il novembre 3, 2013, in Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Intanto complimenti per la recensione. Il film è un racconto di vita vera. Descrive perfettamente l’età critica dell’adolescenza e il passaggio verso l’età adulta senza cadere in banali stereotipi. E’ vero, Adele è una giovane donna affamata di curiosità. Le situazioni narrate possono far cadere uno spettatore poco sensibile nella trappola di credere che il tema portante sia quello dell’identità di genere. Io credo invece che si parli di identità in un senso molto più ampio e della difficoltà di tutti noi di coniugare gli affetti con aspirazioni ad altre componenti della vita come il lavoro e di quanto ogni tipo di relazione umana sia condizionata dall’ambiente culturale d’origine (vedi senso di inadeguatezza di Adele alla cena con gli amici di Emma).
    Mi hanno poi colpito alcuni dialoghi che, con sottigliezza, descrivono non tanto le differenze di genere quanto certi giochi di potere che si ravvisano in molte relazioni umane. Un esempio: nella cena in cui Adele porta Emma a cena dai suoi, presentandola come colei che le impartisce lezioni di filosofia, ad un certo punto il padre di Adele fa capire ad Emma che secondo lui il lavoro di artista non si può considerare tale e che spera che almeno il suo compagno, se ne ha uno, porti i soldi a casa. Emma lascia cadere il discorso ma guarda l’uomo dritto negli occhi e gli dice: “Complimenti, la pasta è veramente ottima!” Gli dice insomma di avere compreso che non è lui in famiglia quello che porta i soldi a casa, ma semmai è colui che si occupa delle faccende domestiche, propensione che, come si ha modo di vedere poi, riprende anche la figlia nella convivenza con Emma.
    Per quanto riguarda le tanto chiacchierate scene di sesso, io le ho trovate veramente vere e naturali. (Mi dispiace per le attrici se da quanto dici hanno faticato parecchio ma il risultato è perfetto). Più che una passione tra 2 donne io ho sentito “La Passione”, che ci sarebbe potuta essere anche tra un uomo e una donna, o tra uomo e uomo,etc.,ma che in questo caso riguarda due donne che si desiderano e si vogliono profondamente, l’una con un’identità sessuale ben definita (sedicente lesbica), l’altra che forse semplicemente non ha voglia di etichettarsi ma si lascia trasportare da sentimenti veri. Io Adele, che vediamo come intrattenga poi relazioni anche con uomini, non la definirei nemmeno bi-sessuale. Credo sia semplicemente una persona che si lascia guidare da reali attrazioni per altre persone. Gode nella gioia ma anche nel dolore perchè entrambi fanno parte di una vita vissuta intensamente.
    Per finire, le tre ore del film sono veramente volate. Mi ha anzi infastidito la pausa a metà, ma quella è una scelta del cinema.

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